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CONVEGNO SU SAN GIUSEPPE CAFASSO PDF Stampa E-mail
Scritto da Elisa Franzò   

CASTELNUOVO DON BOSCO

Il 18 giugno 2005 i Missionari e le Missionarie della Consolata hanno voluto celebrare Giuseppe Cafasso a Castelnuovo Don Bosco, sua città natale, con un convegno intitolato “Giuseppe Cafasso: il prete della forca e della consolazione”. Promossa dal “Comitato Salute Africa”, sotto la direzione di p. Giordano Rigamonti, l’iniziativa aveva lo scopo di attualizzare quella che fu una dimensione fondante del suo apostolato, ossia la vocazione di portare sollievo alle fasce più emarginate della popolazione: dai poveri agli infermi, dai carcerati ai condannati alla pena capitale.

La giornata è stata suddivisa in due parti. La mattinata è stata dedicata all’approfondimento del contesto storico in cui si sviluppò la missione del Cafasso, al ricordo della sua vita e attività apostolica, presentata in modo esaustivo da uno storico della Chiesa come don Giuseppe Tuninetti. Scopo di questo studio era di tessere un filo tra il passato ed il presente, di trovare le ragioni che ci portano oggi, in una società che valorizza tutto ciò che è esteriormente bello, sano, di successo, a celebrare un uomo che dedicò la sua vita alla cura dei poveri, degli infermi, dei derelitti.

In questo cammino di scoperta, il pubblico è stato guidato dal prof. Meluzzi e dal dott. Caselli. Il Prof. Meluzzi ha ricordato il Cafasso come “consigliere dei dubbiosi” convincendo i presenti dell’urgenza di incontrare l’altro in tutta la sua diversità, per arrivare così a sfidare il mistero dell’alterità con l’unico strumento a disposizione che abbiamo, ossia l’amore.
Il dott. Caselli, dal canto suo, ha aiutato a comprendere il Cafasso come “sollievo dei carcerati”, evidenziando la forte attualità della sfida - già colta a suo tempo dal Santo castelnovese -, che consiste nel riportare l’individuo con la sua dignità al centro di tutte le scelte. Solo in questo modo sarà possibile superare il concetto di colpa e assumere quello di responsabilità, sperimentando forme di sanzione alternative alla mera restrizione di libertà in una società che vuole dirsi “solidale”.

Il programma del pomeriggio si è concentrato sugli “eredi” del Cafasso “consolatore degli infermi”: i Missionari e le Missionarie della Consolata che hanno scelto di continuare oggi in Africa la missione del Santo, cercando le stesse coraggiose risposte che egli ha saputo dare nel passato all’umanità.

Con la loro testimonianza diretta dell’Africa, fratel José Miguel Reyes, p. Erasto Mgalama e sr. Simona Brambilla MC, sono riusciti a stimolare il pubblico facendo emergere, nei loro interventi, non solo la drammaticità dell’emergenza sanitaria legata all’epidemia AIDS in Africa, ma anche la loro profonda conoscenza delle diverse variabili di ordine culturale, antropologico, sociale ed economico che intervengono nella complessa e variegata realtà africana. Per più di tre ore il pubblico è rimasto attento ad ascoltare il racconto delle esperienze di vita dei testimoni, raccolte in anni di lavoro nella foresta dell’Etiopia, nelle missioni tanzaniane e nei villaggi del Mozambico.

Infine, in una tavola rotonda in cui l’Africa ha chiamato idealmente il Piemonte, gli esperti di medicina, di malattie tropicali, di cooperazione allo sviluppo e di economia internazionale hanno cercato, insieme ai testimoni ed al pubblico, delle risposte concrete. Si è trattato di un discernimento che nasceva dalla consapevolezza del fatto che - come recita l’appello lanciato dai Missionari e dalle Missionarie della Consolata e fatto proprio dalla “Campagna Salute Africa” -, “dobbiamo farci carico tutti assieme di una giustizia globale che dia risposte concrete a questa immane tragedia, poiché l’Europa deve guardare all’Africa sub-sahariana se vuole raggiungere la pace tra i suoi confini e cercare il bene comune per il prossimo futuro”.

Elisa Franzò

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