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Al secondo piano dell’antico seminario di Casa Madre si entra senza bussare e ci si ritrova in un altro mondo fatto di tranquillità e di silenzio, un mondo che sa di pulito e cura dei particolari: siamo nell’infermeria. Suor Gina ti viene incontro con occhi scrutatori, abituata com’è ai bisogni di chi varca quella porta. “Ha bisogno, padre?”, ti chiede con tono gentile. Una domanda che ha ripetuto milioni di volte nella sua carriera di infermiera, specializzata in farmacia, che dura da oltre trent’anni, prima nel Nazareth Hospital di Nairobi (Kenya) dove si dedicava alle mamme che partorivano, poi come direttrice e insegnante della scuola per infermieri di Nkubu. Infine, dopo una parentesi dedicata all’animazione missionaria in varie case d’Italia, dal 2003, al servizio dei confratelli missionari ammalati, nell’infermeria di Casa Madre.
Nel piccolo ufficio lì vicino si sente la voce di p. Daniele Armanni che prende appuntamenti per telefono con questo o quel medico: con il suo colorato interloquire, fatto di battute, frizzi e lazzi tipicamente romagnoli si è conquistato l’amicizia di medici e impiegati dei vari ospedali che quotidianamente frequenta per le cure dei confratelli. L’Ospedalino Koelliker, soprattutto, è come la sua seconda casa: non c’è angolo che non conosca a memoria, non c’è medico, infermiera o lavorante che non abbia goduto delle sue battute e che incontrandolo non lo saluti con effusione. Vari di quei giovani hanno voluto lui, p. Daniele, per il loro matrimonio e vari sono in lista d’attesa: «Quando arriverà il giorno…, voglio che sia lei a sposarmi!».
Con i medici ci sa davvero fare: ha imparato a conoscerli poco alla volta, conquistandoli uno a uno con la sua simpatia e con l’intelligente riconoscenza: il regalino a Natale o a Pasqua, la “cena dei medici” in Casa Madre, l’aiuto per il ricovero di questo o quel familiare… In questo modo p. Armanni è certo di poter chiedere loro qualsiasi prestazione sapendo che faranno il possibile per venire incontro alle sue necessità. Necessità dei confratelli che hanno bisogno di esami, visite, ricoveri, cure mediche, spesso a carattere di urgenza, perché bisogna ripartire per le missioni e non c’è il tempo di attendere tre o quattro mesi per quel ricovero o quell’intervento chirurgico.
Entra un confratello giunto dalle missioni dove ha speso oltre mezzo secolo della sua vita; è piegato dalle numerose primavere, ma anche dagli acciacchi: malaria, diabete, cuore. Lo segue a ruota un altro giovincello. Si potrebbe pensare che venga a sostenere il primo e invece no: anche lui ha i suoi problemi. Una fastidiosa ernia al disco lo ingobbisce rendendogli difficili i movimenti. Da una camera spunta l’ombra di un anziano che si trascina a fatica lungo il corridoio: un ictus cerebrale lo ha ridotto in quelle condizioni mentre si trovava in missione nella foresta. Tra mille peripezie sono riusciti a trasportarlo in barella fino a Torino ed ora, poco a poco, si sta ricuperando.
È questo il mondo che ogni giorno frequenta l’infermeria: a volte sono decine di confratelli, ciascuno col suo malanno, ciascuno col suo bagaglio di sofferenze e qui, come al pozzo della Samaritana, ognuno viene a cercare ristoro. Suor Gina, come buona Samaritana, accoglie tutti offrendo l’olio delle medicine che sanano, mentre p. Armanni offre il vino delle sue battute che aiutano a tirar su il morale. L’anno prossimo, a gennaio, saranno 25 anni che lavora al servizio dell’infermeria, o meglio: della salute dei confratelli.
In questo momento, i degenti dell’infermeria sono solo due: poca roba sembrerebbe, ma non è così. Interviene la sig.ra Maria Teresa Pia: «che ci sia uno o che ce ne siano dieci il lavoro non manca mai». «In realtà - aggiunge la sig.ra Angela Palermo - sono decine i confratelli che ogni giorno frequentano l’infermeria e non si finisce mai di preparare per le visite settimanali dei medici, pulire, riordinare, ecc.».
L’infermeria è come una fabbrica dove non si va mai in ferie e proprio d’estate, nei giorni in cui le ferie tutti le fanno, il lavoro si moltiplica perché i confratelli che vengono in vacanza ne approfittano per fare il check-up al motore. La media è una ventina e più di casi da seguire alla settimana. E, per ogni caso o “confratello”, di solito sono vari gli esami o le cure mediche richieste che si prolungano per una settimana o due e, nei casi più gravi, anche per qualche mese. Le patologie più diffuse sono quelle cardiache, problemi ortopedici, problemi dermatologici, neurologia, tumori prostratici ecc.
Tanti confratelli vengono assistiti nell’infermeria stessa che, in questo caso, diventa anche ambulatorio e corsia d’ospedale. Settimanalmente, infatti, c’è la visita dei dottori Nardo, Pugnani e Cavallo. Ogni 15 giorni c’è anche il servizio di otorino prestato dal dott. Boido. Dal lunedì al giovedì, il servizio della fisioterapia è assicurato dal sig. Mario Simonato, al terzo piano, dove l’antica sala TV del seminario, anni ’70, è stata trasformata in una formidabile palestra con sofisticate e costose attrezzature atte ad aiutare chi è stato colpito da paralisi, ictus, trombosi ecc, a riacquistare l’uso dei muscoli, delle gambe, delle braccia, della colonna vertebrale, ecc.
E quando non ci sono cose urgentissime da fare c’è sempre la farmacia da sistemare: grazie alla provvidenza fatta di tanti medici che regalano i loro campioni di medicine e grazie alle raccolte che si fanno in alcune case, arrivano buone quantità di medicinali che sono da classificare e sistemare negli appositi scaffali. In questo lavoro dà una mano preziosa anche la signora Santina Previtera, che due volte alla settimana collabora come volontaria con sr. Gina. Molte di queste medicine poi vengono spedite ai vari ospedali dell’Istituto nelle missioni o a singoli confratelli che ne fanno richiesta.
Dalla porta fa capolino p. Mario Rosati con la sua inseparabile cartellina scura: è appena tornato dall’ospedale dove ha portato due confratelli per fare vari esami. Se l’è cavata abbastanza in fretta: Mario è una volpe del mestiere e conosce tutti gli accorgimenti per non farti fare ore di coda davanti agli sportelli, riuscendo a risolvere lunghi percorsi burocratici in quattro e quattr’otto. Come lo vede, p. Armanni si informa se è arrivato questo o quel medico e, vista l’ora, si accinge ad uscire per portare un altro confratello all’ospedale. In infermeria si lavora così, come delle navette che portano i confratelli ammalati da un ospedale all’altro: Koelliker, Molinette, Gradenigo, Maria Vittoria, Cottolengo, Mauriziano, Amedeo di Savoia... secondo la patologia e con gli orari stabiliti dai medici.
Padre Daniele e p. Mario accompagnano il confratello fino all’ambulatorio e si siedono accanto a lui, che spesso si sente teso e impaurito, chiacchierando e facendogli coraggio. Magari, mentre il paziente attende, essi ne approfittano per fissare l’appuntamento con un medico per il prossimo confratello che ha bisogno, o per ritirare i risultati degli esami di un altro. È davvero confortante, per chi attende un difficile esame medico o un intervento chirurgico, avere una presenza amica accanto che ti fa compagnia e coraggio.
Padre Daniele e p. Mario lo sanno e lo fanno con pazienza e buonumore. E questo per loro significa buttarsi ore e ore di attesa sul groppone e magari saltare l’ora del pranzo o della pennichella pomeridiana. E, a volte, significa anche dimenticarsi “che oggi è domenica” o “festa della Consolata” per attendere il confratello che è ricoverato all’ospedale. Il 20 giugno p. Mario non ha potuto nemmeno concelebrare la messa della Consolata perché la sua messa l’ha celebrata assistendo un confratello malato all’ospedale. Succede anche di doversi alzare alle tre del mattino per accompagnare all’aeroporto della Malpensa di Milano un anziano missionario che parte per il Tanzania e anche questo è un bel servizio da buon samaritano.
Un servizio che non coglie chi non è addetto ai lavori, ma di capitale importanza per una istituzione come la nostra. Certi giorni sono davvero pesanti perché sono decine i casi di confratelli da seguire in casa e nei vari ospedali. Eppure, se c’è una cosa bella che non manca mai nell’infermeria della Casa Madre è la serenità. C’è un bel clima di cordialità, di amicizia e di collaborazione tra tutti coloro che lavorano in questo luogo, un clima che si trasmette a quanti vengono a cercare “ristoro presso il pozzo della Samaritana”. Si scherza su tutto e anche le patologie più gravi fanno meno paura quando si riesce a ridere.
Coloro che lavorano nell’infermeria di Casa Madre ringraziano l’Istituto per assicurare questo servizio ai confratelli ammalati che, come diceva il Padre Fondatore, «sono gli incensieri della comunità». Si tratta di un servizio che altri istituti spesso non hanno. Ma siamo noi che, dopo aver transitato per l’infermeria e dopo essere stati oggetto di tanti e attenti servizi, ci sentiamo di ringraziarli di cuore augurandoci che almeno loro il Signore ce li conservi in buona salute! P. Sergio Frassetto
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